Importerà a pochi. Ma queste sono alcune curiosità storiche sul gruppo Thyssen-Krupp.
I morti che ci sono stati a Torino, lavoravano per uno dei colossi dell'acciaio a livello mondiale.
Il colosso è il risultato della fusione di due altri colossi del passato, ma questi, allora, erano davvero dei megaliti, di cui l'acciaieria odierna porta ancora il nome, Thyssen e Krupp.
Gruppi insutriali che seguirono il destino delle omonime dinastie, che furono entrambi legati a doppio filo con le vicende storiche tedesche.
Bertha Krupp fu, come dire, una donna con gli attributi dello stesso materiale che
producevano le sue industrie, si ritrovò a capo dell'acciaieria di famiglia, negli anni 10-20 del '900. Anni cruciali. Anni di guerra totale per la Germania di Guglielmo II. E in una guerra, come si sa, servono i cannoni, e, allora, gli armamenti erano segnati dal gigantismo fisico/tecnico degli strumenti bellici, che significava gigantismo industriale per poterli fabbricare. Entità di capitale fisso (macchinari immensi) che solo due industrie in tutto il Reich possedevano: Krupp e Thyssen.
A Bertha Krupp fu dedicato il più famoso mortaio, che tantò terrorizzò francesi e italiani nella Prima Guerra Mondiale, Die Dicke Bertha, La Grande Bertha, un mortaio gargantuesco capace di infrangere con il solo tuono del suo sparo tutti i vetri delle finestre delle case nel raggio di 3 km.
Riguardo ai Thyssen, si può ben
affermare che la famiglia foraggiò e sostenne gli esordi di quel gruppo di fanatici che chiosavano di riportare gloria alla Germania umiliata degli anni '20, al cui capo stava l'uomo che sarebbe diventato l'emblema del male, come testimonia Fritz Thyssen nella sua biografia, alquanto eloquente, "Ho pagato Hitler".
I Krupp in quegli anni bui non erano certo immobili a subirsi la crisi che colpiva la Germania intera, si stavano infatti impegnando, contro ogni possibile imposizione Versagliana nell'allegro riarmo delle forze armate teutoniche.
Sostanzialmente ambedue le industrie si fecero pattini di Hitler nella corsa agli armamenti che avrebbe portato alla Seconda Devastazione Mondiale. Non si tirarono indietro nemmeno quando gli si prospettò la possibilità di manodopera gratuita fornitagli dal loro caro leader. Migliaia furono gli ebrei costretti al lavoro coatto nelle loro acciaierie.
Crollato il regime entrambe le dinastie passarono dei guai, messi sotto torchio dagli americani, ci rimasero comunque per poco, la guerra di Corea era alle porte, e qualcuno aveva ancora bisogno dei loro cannoni.
Con il mondo diviso a metà le due dinastie continuarono a bruciare il carbone e a lavorare il ferro, ma i tempi cambiarono, essere grandi non bastava per essere competitivi. Con
la globalizzazione è così, o ti fondi o muori. E così Thyssen e Krupp divennero Thyssen/Krupp. La base rimase ad Essen, punto di partenza di Krupp, la gestione vide il passaggio di consegne dal capitano d'industria di guglielmina memoria al manager.
Thyssen/Krupp oggi rimane un colosso, ma non il più grande, nell'aria c'è odore di acquisizione, le vestigia dei baroni d'acciaio potrebbero andare in mano ai russi o agli americani.
A Essen si trema, a Francoforte si specula e a Torino....si muore.