venerdì 21 novembre 2008

Vinta una, si passi alla prossima

Mi ricordo che fino a 2 anni fa gli attacchi suicidi terroristici in Iraq non facevano notizia. La frequenza ne aveva illanguidito l'interesse. Si era oramai consolidata l'idea che l'Iraq fosse, un inferno e che tale dovesse rimanere. Inferno voluto da un presidente con la fissazione d'essere epigono del padre.

Ora? Bhè... La calata di un certo Petreus alla testa di 30.000 soldati in più pare abbia pacificato il paese. Ma non si dia tutto il merito all'alluvione di soldati. La diplomazia ha avuto il suo ruolo cardine nel fare mutare il vento. La conversione delle milizie sunnite (quelle che amavano Saddam) alla causa, mi si passi il termine, governativa, sostenuta dagli USA ha di fatto reso inospitale il territorio ad Al Qaeda che ha visto rivoltarsi contro combattenti prima alleati.
Certo, in Iraq Al Qaeda prima non c'era. Vi è giunta poi. Ed è innegabile che in questo abbia contribuito la caduta di un dittatore, sanguinario, per molto tempo simpatico all'occidente (fino agli anni 90), spinta da un pretesto falso.
Come poteva un alto dirigente del regime di Saddam, se non lui stesso;

  • Occhiali da sole Rayban inforcati.
  • Sigaro da 15 cm tra i denti.
  • Wiskey secco in una mano.
  • Sodo gluteo femminile nell'altra.
  • Lozione sul folto vello pettorale.
essere d'accordo o sulla stessa linea con "teppistelli arabi" fanatici, stranieri, tutto Kalaschnikov e Corano integrale?!

Il presidente "che indugia sulla storia della capretta mentre la nazione viene attaccata" ha ottenuto comunque un risultato storico: quello di aver reso sicuri i confini nazionali.
In Iraq la guerra è comunque vinta, ma Al Qaeda è ancora viva. La si poteva schiacciare in Afghanistan 6 anni fa, ma si decise di regolare i conti con un vecchio amico.

Ora tocca allo "schiavo negro" farli dello stesso colore suo.
Vai Oba!

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